Cerca nel blog

giovedì 21 maggio 2026

Erich Fromm


La filosofia di Erich Fromm, anch’egli legato nelle fasi iniziali alla Scuola di Francoforte, rappresenta uno dei tentativi più straordinari del Novecento di coniugare la critica sociale di stampo marxiano con la psicoanalisi freudiana, dando vita a quello che viene definito psicoanalisi umanistica o freudo-marxismo. A differenza di Freud, Fromm non vede l'essere umano come un aggregato di pulsioni biologiche immutabili in perenne conflitto con la civiltà, ma come un prodotto storico e sociale, plasmato dal contesto economico e culturale in cui vive.

Il punto di partenza della riflessione di Fromm risiede nell'analisi della condizione umana profonda, segnata da una fondamentale e dolorosa contraddizione: l'uomo, pur facendo parte della natura, se ne è distaccato attraverso lo sviluppo della coscienza, della ragione e dell'immaginazione. Questa scissione genera un profondo senso di solitudine, impotenza e isolamento, che Fromm definisce alienazione o separazione. Per superare questa angoscia esistenziale, l'essere umano ha storicamente cercato diverse vie di fuga. Nel suo celebre saggio Fuga dalla libertà (1941), Fromm analizza come il passaggio dalle società medievali (rigide ma capaci di offrire sicurezza e appartenenza) alla società moderna abbia donato all'uomo l'indipendenza, privandolo però delle sue certezze. Di fronte al peso insostenibile di questa "libertà negativa" (la libertà da qualcosa), l'individuo moderno sperimenta la tentazione di fuggire attraverso meccanismi di evasione psicologica. Il primo di questi è l'autoritarismo, che si manifesta nella tendenza sadomasochistica a sottomettersi a un potere forte o a dominare gli altri, dinamica alla base dei totalitarismi come il nazismo. Il secondo è la distruttività, il tentativo di evitare l'impotenza distruggendo il mondo esterno. Il terzo, e più diffuso nelle democrazie capitalistiche, è il conformismo da automa, un processo in cui l'individuo cessa di essere se stesso, adotta interamente la personalità offerta dai modelli culturali e si trasforma in un ingranaggio identico a milioni di altri automi, perdendo la propria autenticità pur di non sentirsi solo.

Questa analisi della sottomissione psicologica si traduce, sul piano sociologico, nel concetto cardine di carattere sociale. Fromm sostiene che ogni specifica struttura economica e sociale richiede una particolare forma di energia psichica da parte dei suoi membri per poter funzionare stabilmente. Il carattere sociale è proprio quella matrice psicologica comune a un gruppo, creata dall'educazione e dalla cultura, che fa desiderare agli individui di agire esattamente come devono agire per il bene del sistema economico. Nella società capitalistica avanzata, Fromm identifica l'emergere dell'orientamento mercantile. In questo contesto, l'uomo considera se stesso, le proprie capacità, il proprio sorriso e le proprie relazioni alla stregua di una merce da piazzare sul mercato. Il valore dell'individuo non risiede più in ciò che egli è, ma nel suo valore di scambio, nella sua capacità di "vendersi" bene, portando a uno svuotamento dell'identità e a una radicale perdita di senso.

Contro questa patologia della normalità capitalistica, Fromm oppone la sua visione terapeutica e filosofica della guarigione, fondata sulla capacità di amare e sull'alternativa radicale tra due modalità esistenziali. In L'arte di amare (1956), Fromm demistifica l'idea dell'amore come un sentimento passivo o una fortuna in cui "si cade". L'amore autentico è un'arte e un'azione attiva che richiede conoscenza, sforzo, cura, rispetto e responsabilità. Non è un egoismo a due che isola dal mondo, ma l'unica risposta sana al problema dell'esistenza umana, un orientamento del carattere verso l'unione con l'altro che preserva l'integrità e l'individualità di ciascuno. Questa forza vitale viene inserita da Fromm in una polarità biopsicologica più ampia: l'opposizione tra biophilia (l'amore per la vita, per la crescita, per la creatività) e necrophilia (l'attrazione patologica per tutto ciò che è morto, meccanico, burocratico e distruttivo), una tendenza, quest'ultima, fortemente alimentata da una società tecnologica ossessionata dal controllo delle cose piuttosto che dalla cura delle persone.

Il culmine di questa opposizione etica trova la sua sintesi perfetta nel saggio Avere o essere? (1976), dove Fromm descrive i due modi fondamentali con cui l'uomo si rapporta alla realtà. La modalità dell'avere è incentrata sul possesso, sul consumo, sul profitto e sull'egoismo; è la modalità dominante nella società contemporanea, dove l'identità dell'individuo è definita dalla formula "io sono ciò che ho". Questo orientamento produce inevitabilmente invidia, competitività e guerra, poiché il desiderio di possedere cose materiali è per sua natura illimitato ed escludente. Al contrario, la modalità dell'essere si fonda sulla partecipazione, sulla condivisione, sulla gioia e sull'attività produttiva dello spirito; in essa, l'uomo rinuncia alle illusioni del possesso per esprimere pienamente le sue facoltà umane e relazionali. La proposta filosofica e politica finale di Fromm si configura così come un umanesimo socialista e comunitario: una trasformazione radicale della società che non si limiti a cambiare le strutture economiche, ma che metta al centro la salute mentale e spirituale dell'essere umano, liberandolo dall'ossessione della merce per permettergli, finalmente, di realizzare la propria essenza profonda nella libertà cooperativa e nell'amore.

Nessun commento:

Posta un commento

Film Hannah Arendt

Si tratta  del film biografico e drammatico "Hannah Arendt" (diretto da Margarethe von Trotta nel 2012), la trama ruota interamen...