Vita: Edmund Husserl (1859-1938), filosofo e matematico moravo di origine ebraica, è il fondatore della fenomenologia. Influenzato da Franz Brentano, abbandonò la matematica per dedicarsi alla filosofia con l'obiettivo di trasformarla in una scienza rigorosa, capace di studiare i fenomeni per come si manifestano alla coscienza attraverso il principio dell'intenzionalità.
Dopo aver insegnato a Gottinga e a Friburgo, dove sviluppò il metodo dell'epoché (la sospensione del giudizio sulla realtà esterna) e dove ebbe come assistente Martin Heidegger, visse gli ultimi anni isolato e perseguitato dal regime nazista a causa delle sue origini. Nella sua ultima opera, *La crisi delle scienze europee*, criticò lo scientismo moderno introducendo il concetto di "mondo della vita" (*Lebenswelt*). Alla sua morte, avvenuta nel 1938, l'immenso archivio dei suoi manoscritti fu salvato clandestinamente dal nazismo e trasferito in Belgio.
Heidegger pone la "domanda sul senso dell'essere"
Esserci (Dasein): È l'uomo inteso come l'ente privilegiato che si pone questa domanda. L'uomo non è un oggetto statico, ma la sua esistenza è caratterizzata da contingenza, libertà e progettualità.
L'esistenza come "potere-essere": L'esistenza dell'uomo non è un dato definitivo o una realtà già data (Heidegger rifiuta l'impostazione tradizionale e l'intenzionalità di Husserl che riduceva l'essere a un oggetto). L'uomo è pura possibilità, una scelta continua che comporta la responsabilità del proprio essere.
Essere-gettato: L'uomo si trova "gettato" in una determinata situazione e in una precisa condizione spazio-temporale, senza averlo deciso. L'esistenza è quindi condizionata dalla situazione in cui si trova, ma resta sempre aperta al futuro tramite il progetto.
L'uomo si rapporta alla realtà non in modo puramente teorico o contemplativo, ma attraverso l'agire pratico.
Essere-nel-mondo: Indica la relazione inscindibile e originaria tra il soggetto (l'uomo) e il mondo. Il mondo è lo sfondo e l'orizzonte concreto in cui l'esserci abita.
Utilizzabili (Zugehigkeit / Cose-strumenti): Gli oggetti del mondo non si presentano all'uomo come semplici cose isolate e astratte, ma originariamente come strumenti, cose utili "a portata di mano" in riferimento ai bisogni e ai progetti umani (es. il martello serve per piantare il chiodo, il chiodo serve per l'armadio).
Totalità strumentale: Ogni singolo oggetto rimanda a un altro in una rete complessa di relazioni e significati (struttura di "rimando" e "rinvio") che costituisce la globalità del mondo.
Pre-comprensione e Circolo Ermeneutico: L'uomo non è mai una tabula rasa. Quando si accosta alle cose o le interpreta, possiede già un bagaglio di nozioni, pregiudizi e pre-cognizioni (la "totalità strumentale pre-compresa") che orientano la sua conoscenza. Questo processo circolare in cui il significato si rimodella continuamente è chiamato comprensione o interpretazione (struttura ermeneutica).
La Cura (Sorge): È la struttura fondamentale dell'esserci. Esprime il fatto che l'uomo non è uno spettatore disinteressato, ma un essere concreto le cui emozioni e azioni sono sempre "coinvolte" nelle cose e negli altri. La cura si declina come un "prendersi cura" delle cose e un "aver cura" degli altri uomini.
L'uomo può realizzare la propria progettualità e la cura in due modi opposti
L'Esistenza Inautentica (Il mondo del "Sì"): È la modalità in cui l'uomo rinuncia alla propria libertà di scelta e si adegua passivamente alla massa, cadendo nella deiezione (la caduta del soggetto nel mondo delle cose frivole). Si caratterizza per il "Sì" (Das Man): La dimensione della mentalità pubblica e anonima, in cui si fa o si pensa ciò che "si" fa o "si" pensa comunemente (es. "si dice", "si fa"). Il muoversi continuamente tra le cose in modo instabile e senza mai approfondire.
L'Esistenza Autentica e l'Essere-per-la-morte: Per passare all'esistenza autentica, l'uomo deve fare i conti con l'angoscia, un sentimento profondo (diverso dalla paura) che scaturisce di fronte alla nullità del mondo e che svela la finitezza dell'uomo.
La morte come "possibilità più propria": La morte non è intesa semplicemente come la fine biologica della vita, ma come la possibilità assolutamente propria, incondizionata, certa e insuperabile dell'uomo. Di fronte alla morte, tutte le attività quotidiane e i progetti inautentici rivelano la loro futilità e la loro nullità.
Essere-per-la-morte: Consiste nell'anticipazione della morte attraverso una scelta lucida. L'uomo riconosce e accetta la propria finitezza. Questa consapevolezza non blocca la vita, ma la libera: dà all'uomo la forza di compiere scelte autentiche e responsabili nel presente, restituendo il giusto valore alle possibilità concrete dell'esistenza (aut-aut).
Svolta (Kehre): A partire dagli anni Trenta, nei suoi corsi universitari, Heidegger compie una decisiva distaccandosi dall’esistenzialismo. Heidegger decide di mettere da parte l'indagine sulle strutture antropologiche/esistenziali dell'uomo (ritenute ancora troppo legate all'impostazione della filosofia umanistica e della soggettività) per concentrarsi su una prospettiva ontologica, ovvero incentrata direttamente sulla verità dell'Essere in quanto tale. Nella famosa Lettera sull'umanismo (1947), prende ufficialmente le distanze dalla filosofia esistenzialista di Jean-Paul Sartre e respinge l'idea che la sua stessa filosofia possa essere etichettata semplicemente come un "esistenzialismo".
L'errore della tradizione metafisica: Heidegger afferma che tutta la filosofia occidentale ha commesso l'errore fatale di ricercare il senso dell'essere a partire dagli enti. La metafisica ha ridotto l'essere a una "semplice presenza", considerandolo come un "ente supremo" o un principio ultimo (es. Dio, l'uomo, la natura, il soggetto), determinando così la negazione dell'essere stesso.
Differenza ontologica: È la distinzione essenziale e il rispetto della differenza che sussiste tra l'essere e l'ente. L'essere non può essere ridotto a un ente, ma deve essere salvaguardato nella sua trascendenza e alterità rispetto alla totalità delle cose.
Oblio dell'essere: È la caratteristica fondamentale della metafisica occidentale, che ha dimenticato l'essere concentrandosi solo sugli enti. Heidegger si interroga sulla possibilità di un superamento non-metafisico di questo oblio.
In-fondato: L'esserci (l'uomo) è inteso come "progetto gettato", cioè un'apertura o un orizzonte nel quale gli enti ricevono un significato. L'esserci è in-fondato perché si trova a esistere in un'apertura che non è programmata o creata da lui, ma che è stata aperta da lui (dall'essere).
L'«orizzonte» dell'essere: Con la svolta, si passa dall'umanismo all'antiumanismo. L'uomo perde la sua centralità: non è più la fonte autonoma di senso o l'artefice del proprio significato, ma è piuttosto "partecipe" di un processo di auto-realizzazione e auto-manifestazione che appartiene all'essere stesso. L'essere si svela e si differenzia rispetto all'ente.
Carattere dell'essere: L'essere è un «evento» (Ereignis), inteso come ciò che "fa accadere", ossia l'apertura storica in cui l'uomo si trova storicamente in relazione con le cose. L'essere va oltre ogni definizione e si sottrae a una conoscenza spiegata o calcolabile (Heidegger usa la metafora dell'allusione, dell'illuminazione o dell'orizzonte).
Tecnica La tecnica è l'esito estremo e finale della storia della metafisica (definita come "storia della negazione dell'essere").
Gestell (Impianto o Imposizione): È il termine usato per indicare la modalità della tecnica. La tecnica riduce la realtà a una totalità organizzata, una grande macchina in cui ogni cosa è legata al principio causale, senza margini di mistero. Il mondo viene ridotto a "portata di mano", dominato dalla volontà dell'uomo di soggiogare la natura. L'uomo stesso rischia di perdersi in questa visione strumentale e calcolatrice del mondo.
La via d'uscita dal nichilismo: Heidegger definisce l'epoca della tecnica come l'epoca del nichilismo e della "povertà del mondo". La ragione e la filosofia non bastano a salvarci; occorre un aiuto esterno, una via d'uscita post-metafisica. Come citato da Hölderlin: "nel pericolo rappresentato dalla tecnica si annuncia anche una via di salvezza". Questa salvezza si svela a partire dal nulla (inteso come "altro" rispetto all'ente, la dimensione misteriosa).
L'opera d'arte: L'arte è una via di uscita dalla razionalità calcolatrice della tecnica. L'uomo non è l'esecutore dell'opera, ma vi partecipa. L'opera d'arte istituisce un'apertura nuova, introduce una diversa prospettiva sulla totalità degli enti e "mette in opera la verità".
Dialettica tra «mondo» e «terra»: L'opera d'arte vive di questa tensione. Il mondo rappresenta la chiarezza dei significati che l'opera svela; la terra è il fondo inestinguibile, oscuro e misterioso dell'opera, che rimane racchiuso e non del tutto esplicitabile, salvaguardando il senso di mistero che la metafisica cancella.
Il ruolo della poesia: L'arte per eccellenza per l'ultimo Heidegger è la poesia. I poeti sono coloro che cantano il sacro e sanno abitare l'orizzonto dell'essere senza ridurlo a calcolo o a mero ente.
Il linguaggio: Il linguaggio non è un semplice strumento di comunicazione creato dall'uomo (concezione strumentale). Al contrario, è il luogo in cui l'essere si rivela, abita e si storicizza attraverso la parola. Il linguaggio poetico, nominando le cose per la prima volta, fa accedere l'ente all'essere, creando e fondando il mondo storico. Il linguaggio ha una forza originaria e innovativa che custodisce una "riserva" inesauribile di senso.Il pensiero deve mettersi in ascolto del linguaggio, in particolare del "non-detto", del silenzio e dell'etimologia delle parole.
