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lunedì 6 aprile 2026

Heidegger il problema dell’esserci e la questione ontologica

 


Vita: Edmund Husserl (1859-1938), filosofo e matematico moravo di origine ebraica, è il fondatore della fenomenologia. Influenzato da Franz Brentano, abbandonò la matematica per dedicarsi alla filosofia con l'obiettivo di trasformarla in una scienza rigorosa, capace di studiare i fenomeni per come si manifestano alla coscienza attraverso il principio dell'intenzionalità.

Dopo aver insegnato a Gottinga e a Friburgo, dove sviluppò il metodo dell'epoché (la sospensione del giudizio sulla realtà esterna) e dove ebbe come assistente Martin Heidegger, visse gli ultimi anni isolato e perseguitato dal regime nazista a causa delle sue origini. Nella sua ultima opera, *La crisi delle scienze europee*, criticò lo scientismo moderno introducendo il concetto di "mondo della vita" (*Lebenswelt*). Alla sua morte, avvenuta nel 1938, l'immenso archivio dei suoi manoscritti fu salvato clandestinamente dal nazismo e trasferito in Belgio.


Heidegger pone la "domanda sul senso dell'essere"


Esserci (Dasein): È l'uomo inteso come l'ente privilegiato che si pone questa domanda. L'uomo non è un oggetto statico, ma la sua esistenza è caratterizzata da contingenza, libertà e progettualità.


L'esistenza come "potere-essere": L'esistenza dell'uomo non è un dato definitivo o una realtà già data (Heidegger rifiuta l'impostazione tradizionale e l'intenzionalità di Husserl che riduceva l'essere a un oggetto). L'uomo è pura possibilità, una scelta continua che comporta la responsabilità del proprio essere.


Essere-gettato: L'uomo si trova "gettato" in una determinata situazione e in una precisa condizione spazio-temporale, senza averlo deciso. L'esistenza è quindi condizionata dalla situazione in cui si trova, ma resta sempre aperta al futuro tramite il progetto.


L'uomo si rapporta alla realtà non in modo puramente teorico o contemplativo, ma attraverso l'agire pratico.


Essere-nel-mondo: Indica la relazione inscindibile e originaria tra il soggetto (l'uomo) e il mondo. Il mondo è lo sfondo e l'orizzonte concreto in cui l'esserci abita.


Utilizzabili (Zugehigkeit / Cose-strumenti): Gli oggetti del mondo non si presentano all'uomo come semplici cose isolate e astratte, ma originariamente come strumenti, cose utili "a portata di mano" in riferimento ai bisogni e ai progetti umani (es. il martello serve per piantare il chiodo, il chiodo serve per l'armadio).


Totalità strumentale: Ogni singolo oggetto rimanda a un altro in una rete complessa di relazioni e significati (struttura di "rimando" e "rinvio") che costituisce la globalità del mondo.


Pre-comprensione e Circolo Ermeneutico: L'uomo non è mai una tabula rasa. Quando si accosta alle cose o le interpreta, possiede già un bagaglio di nozioni, pregiudizi e pre-cognizioni (la "totalità strumentale pre-compresa") che orientano la sua conoscenza. Questo processo circolare in cui il significato si rimodella continuamente è chiamato comprensione o interpretazione (struttura ermeneutica).


La Cura (Sorge): È la struttura fondamentale dell'esserci. Esprime il fatto che l'uomo non è uno spettatore disinteressato, ma un essere concreto le cui emozioni e azioni sono sempre "coinvolte" nelle cose e negli altri. La cura si declina come un "prendersi cura" delle cose e un "aver cura" degli altri uomini.


L'uomo può realizzare la propria progettualità e la cura in due modi opposti


L'Esistenza Inautentica (Il mondo del "Sì"): È la modalità in cui l'uomo rinuncia alla propria libertà di scelta e si adegua passivamente alla massa, cadendo nella deiezione (la caduta del soggetto nel mondo delle cose frivole). Si caratterizza per il "Sì" (Das Man): La dimensione della mentalità pubblica e anonima, in cui si fa o si pensa ciò che "si" fa o "si" pensa comunemente (es. "si dice", "si fa"). Il muoversi continuamente tra le cose in modo instabile e senza mai approfondire.


L'Esistenza Autentica e l'Essere-per-la-morte: Per passare all'esistenza autentica, l'uomo deve fare i conti con l'angoscia, un sentimento profondo (diverso dalla paura) che scaturisce di fronte alla nullità del mondo e che svela la finitezza dell'uomo.


La morte come "possibilità più propria": La morte non è intesa semplicemente come la fine biologica della vita, ma come la possibilità assolutamente propria, incondizionata, certa e insuperabile dell'uomo. Di fronte alla morte, tutte le attività quotidiane e i progetti inautentici rivelano la loro futilità e la loro nullità.


Essere-per-la-morte: Consiste nell'anticipazione della morte attraverso una scelta lucida. L'uomo riconosce e accetta la propria finitezza. Questa consapevolezza non blocca la vita, ma la libera: dà all'uomo la forza di compiere scelte autentiche e responsabili nel presente, restituendo il giusto valore alle possibilità concrete dell'esistenza (aut-aut).


Svolta (Kehre):  A partire dagli anni Trenta, nei suoi corsi universitari, Heidegger compie una decisiva distaccandosi dall’esistenzialismo. Heidegger decide di mettere da parte l'indagine sulle strutture antropologiche/esistenziali dell'uomo (ritenute ancora troppo legate all'impostazione della filosofia umanistica e della soggettività) per concentrarsi su una prospettiva ontologica, ovvero incentrata direttamente sulla verità dell'Essere in quanto tale. Nella famosa Lettera sull'umanismo (1947), prende ufficialmente le distanze dalla filosofia esistenzialista di Jean-Paul Sartre e respinge l'idea che la sua stessa filosofia possa essere etichettata semplicemente come un "esistenzialismo".


L'errore della tradizione metafisica: Heidegger afferma che tutta la filosofia occidentale ha commesso l'errore fatale di ricercare il senso dell'essere a partire dagli enti. La metafisica ha ridotto l'essere a una "semplice presenza", considerandolo come un "ente supremo" o un principio ultimo (es. Dio, l'uomo, la natura, il soggetto), determinando così la negazione dell'essere stesso.


Differenza ontologica: È la distinzione essenziale e il rispetto della differenza che sussiste tra l'essere e l'ente. L'essere non può essere ridotto a un ente, ma deve essere salvaguardato nella sua trascendenza e alterità rispetto alla totalità delle cose.


Oblio dell'essere: È la caratteristica fondamentale della metafisica occidentale, che ha dimenticato l'essere concentrandosi solo sugli enti. Heidegger si interroga sulla possibilità di un superamento non-metafisico di questo oblio.


In-fondato: L'esserci (l'uomo) è inteso come "progetto gettato", cioè un'apertura o un orizzonte nel quale gli enti ricevono un significato. L'esserci è in-fondato perché si trova a esistere in un'apertura che non è programmata o creata da lui, ma che è stata aperta da lui (dall'essere).


L'«orizzonte» dell'essere: Con la svolta, si passa dall'umanismo all'antiumanismo. L'uomo perde la sua centralità: non è più la fonte autonoma di senso o l'artefice del proprio significato, ma è piuttosto "partecipe" di un processo di auto-realizzazione e auto-manifestazione che appartiene all'essere stesso. L'essere si svela e si differenzia rispetto all'ente.


Carattere dell'essere: L'essere è un «evento» (Ereignis), inteso come ciò che "fa accadere", ossia l'apertura storica in cui l'uomo si trova storicamente in relazione con le cose. L'essere va oltre ogni definizione e si sottrae a una conoscenza spiegata o calcolabile (Heidegger usa la metafora dell'allusione, dell'illuminazione o dell'orizzonte).


Tecnica La tecnica è l'esito estremo e finale della storia della metafisica (definita come "storia della negazione dell'essere").


Gestell (Impianto o Imposizione): È il termine usato per indicare la modalità della tecnica. La tecnica riduce la realtà a una totalità organizzata, una grande macchina in cui ogni cosa è legata al principio causale, senza margini di mistero. Il mondo viene ridotto a "portata di mano", dominato dalla volontà dell'uomo di soggiogare la natura. L'uomo stesso rischia di perdersi in questa visione strumentale e calcolatrice del mondo.


La via d'uscita dal nichilismo: Heidegger definisce l'epoca della tecnica come l'epoca del nichilismo e della "povertà del mondo". La ragione e la filosofia non bastano a salvarci; occorre un aiuto esterno, una via d'uscita post-metafisica. Come citato da Hölderlin: "nel pericolo rappresentato dalla tecnica si annuncia anche una via di salvezza". Questa salvezza si svela a partire dal nulla (inteso come "altro" rispetto all'ente, la dimensione misteriosa).


L'opera d'arte: L'arte è una via di uscita dalla razionalità calcolatrice della tecnica. L'uomo non è l'esecutore dell'opera, ma vi partecipa. L'opera d'arte istituisce un'apertura nuova, introduce una diversa prospettiva sulla totalità degli enti e "mette in opera la verità".


Dialettica tra «mondo» e «terra»: L'opera d'arte vive di questa tensione. Il mondo rappresenta la chiarezza dei significati che l'opera svela; la terra è il fondo inestinguibile, oscuro e misterioso dell'opera, che rimane racchiuso e non del tutto esplicitabile, salvaguardando il senso di mistero che la metafisica cancella.


Il ruolo della poesia: L'arte per eccellenza per l'ultimo Heidegger è la poesia. I poeti sono coloro che cantano il sacro e sanno abitare l'orizzonto dell'essere senza ridurlo a calcolo o a mero ente.


Il linguaggio: Il linguaggio non è un semplice strumento di comunicazione creato dall'uomo (concezione strumentale). Al contrario, è il luogo in cui l'essere si rivela, abita e si storicizza attraverso la parola. Il linguaggio poetico, nominando le cose per la prima volta, fa accedere l'ente all'essere, creando e fondando il mondo storico. Il linguaggio ha una forza originaria e innovativa che custodisce una "riserva" inesauribile di senso.Il pensiero deve mettersi in ascolto del linguaggio, in particolare del "non-detto", del silenzio e dell'etimologia delle parole.




lunedì 16 marzo 2026

Husserl, il pensiero della crisi e il metodo fenomenologico


La crisi dei valori: Husserl denuncia una profonda perdita di senso nella scienza moderna. Questa non è più capace di offrire risposte alle domande fondamentali sul significato dell'esistenza umana.


La"matematizzazione" del mondo: Il punto di svolta negativo viene individuato nel pensiero di Galilei, il quale ha interpretato la natura esclusivamente in chiave matematica.


Svalutazione delle qualità soggettive: Questo processo ha ridotto la realtà a numeri e proporzioni quantitative, escludendo ed emarginando gli aspetti soggettivi, i bisogni, le emozioni e l'esperienza vissuta dell'uomo (il mondo della vita). La scienza è diventata "cieca", scissa tra ciò che è puramente fisico e ciò che è psichico, privando l'umanità di un orientamento valoriale e metafisico.


Intenzionalità: È la caratteristica essenziale della coscienza, definita originariamente da Franz Brentano e ripresa da Husserl. Significa che la coscienza è sempre "coscienza di qualcosa", ovvero è un'attività costantemente rivolta verso un oggetto. Non esiste una coscienza vuota o isolata dal mondo.


Superamento del dualismo: Con questo concetto Husserl supera la rigida separazione tradizionale (di matrice kantiana o idealista) tra un soggetto chiuso in se stesso e un oggetto esterno estraneo. Soggetto e mondo sono legati da una connessione inscindibile.


Noèsi e Noèma: * Noèsi: È l'atto intenzionale del soggetto (l'atto del percepire, immaginare, desiderare, pensare).


Noèma: È l'oggetto inteso attraverso quell'atto, ossia l'oggetto così come viene percepito o pensato dalla coscienza (ad esempio, l'albero "percepito", l'albero "immaginato").


Epoché (Sospensione del giudizio): È il primo e fondamentale passo del metodo fenomenologico. Consiste nel "mettere tra parentesi" l'atteggiamento naturale, ossia la certezza ingenua e precostituita che il mondo esterno esista esattamente così com'è, indipendentemente da noi.


Cosa NON è l'epoché: Non è una negazione scettica della realtà (come il dubbio cartesiano), ma una sospensione del giudizio che permette di mostrare le cose non in riferimento a una realtà già data, ma nel loro puro riferimento al soggetto.


Fenomeno: Sospendendo il giudizio sul mondo, la realtà si rivela alla coscienza come pura manifestazione, ossia come fenomeno (dal greco phainòmenon, "ciò che appare").


Intuizione eidètica (o riduzione eidetica): È l'atto con cui la coscienza, partendo dalla percezione di fatti particolari o individui (es. un singolo clarinetto o un pianoforte), riesce a cogliere l'essenza o forma generale (eidos, l'idea di "suono" o di "musica").


Come avviene: Non avviene per astrazione logica o per un mero confronto empirico, ma attraverso una diretta intuizione intellettuale dell'essenza che rende una cosa proprio quella che è e non un'altra (es. l'essenza della "sedia" che ci permette di identificarla a prescindere dalla sua forma o materiale).


Scienza di essenze: La fenomenologia si configura quindi come una scienza descrittiva delle essenze e delle strutture universali dell'esperienza, ponendosi come base per rifondare l'intero sapere scientifico su "evidenze originarie".


Costituzione dell'oggetto: L'oggetto non è un dato fisso e oggettivo che si impone alla coscienza, ma viene "costituito" nel suo senso attraverso i molteplici atti intenzionali del soggetto.


 I livelli della costituzione: La costituzione parte da un livello precategoriale (sensazioni, flussi percettivi immediati) e si sviluppa progressivamente verso forme concettuali più complesse e stratificate.


 L'esempio del castello di Berlino: Husserl spiega che se osserva il castello, la sua esperienza vissuta (Erlebnis) cambia a seconda che lo guardi con un atteggiamento naturalistico, che lo desideri visitare, che lo ricordi o che esprima un giudizio estetico. Il castello reale rimane lo stesso, ma il suo noema (il senso dell'oggetto per la coscienza) assume significati completamente diversi in base all'atto psichico.


Il mondo della vita (Lebenswelt): È la dimensione dell'esperienza immediata, prescientifica e vissuta, fatta di bisogni, scopi e significati umani concreti. È il terreno originario dimenticato dalla scienza galileiana, ma che costituisce lo sfondo e il fondamento di ogni possibile verità scientifica e logico-teoretica.


Intersoggettività originaria: Il mondo della vita non è un'esperienza puramente solipsistica (del singolo io isolato), ma è una dimensione intrinsecamente comune e condivisa. Il mondo si costituisce come "oggettivo" proprio perché è percepito da una pluralità di soggetti che entrano in relazione tra loro attraverso il proprio corpo e le proprie intenzionalità, riconoscendo gli altri come soggetti analoghi a sé.





 

venerdì 6 marzo 2026

L’attualismo di Gentile


Gentile estremizza il pensiero di Hegel e si contrappone a Benedetto Croce: per lui non esistono quattro forme distinte dello Spirito, ma un unico, incessante atto creativo della mente.

Gentile cancella ogni separazione tra la realtà esterna e la mente umana. La realtà esiste solo nel momento esatto in cui viene pensata.

Pensiero Pensante e Pensato: Gentile distingue il "pensiero in atto" (l'atto vivo, presente e cosciente del pensare) dal "pensiero pensato" (i concetti già formulati, gli oggetti passati, la natura condizionata). Il vero principio della realtà è solo il pensiero pensante.

La realtà è spirito in atto: Non esiste una realtà materiale o storica indipendente fuori dalla mente. Ogni cosa (oggetti, natura, passato) è un prodotto interno all'atto del pensare.

Autoctisi: È l'autocreazione dello Spirito. Lo Spirito non è una sostanza fissa, ma si crea da sé medesimo nell'esatto momento in care compie l'atto del pensare.

Gentile critica duramente sia le scienze che i filosofi precedenti (compreso Croce) perché hanno "oggettivato" la realtà, trasformandola in qualcosa di morto.

Contro il realismo:La scienza sbaglia quando pensa che la natura esista "lì fuori" da sola, indipendentemente dal soggetto. La natura fuori dal pensiero è un'astrazione inesistente.

Contro la "Teoria dei Distinti" di Croce:Gentile rifiuta la divisione della mente in quattro gradi autonomi (estetica, logica, economia, etica). Per Gentile lo Spirito è un'unità indissolubile. Le distinzioni crociane sono artificiose perché l'atto del pensare è sempre contemporaneamente conoscenza, azione, arte e morale.

Anche se lo Spirito è uno, Gentile spiega come l'arte e la religione rappresentino due momenti unilaterali (e quindi imperfetti) che trovano pace solo nella filosofia.

L'Arte (Pura Soggettività):È l'astrazione del soggetto. Nell'arte, il pensante si chiude nella propria interiorità e nel proprio sentimento immediato, senza curarsi della realtà oggettiva del mondo.

La Religione (Pura Oggettività):È l'esatto opposto dell'arte. Nella religione, l'uomo si annulla davanti all'Oggetto assoluto (Dio), vissuto come una forza esterna, trascendente e superiore a cui sottomettersi.

La Filosofia come Sintesi:La filosofia supera l'unilateralità di entrambe. Capisce che sia il soggetto (Arte) sia l'oggetto (Religione/Dio) non sono separati, ma sono la medesima cosa: tessere interne all'unico e immenso mosaico dell'Atto d'autocoscienza dello Spirito.

Dall'attualismo filosofico deriva una visione politica totalizzante che storicamente ha fornito le basi ideologiche al fascismo in Italia.
 
La Storia in atto: La storia non è un archivio di fatti passati da studiare (critica al passato di Croce), ma è la storia che si fa nel presente attraverso l'azione dello Spirito e dello Stato.

Lo Stato Etico:Per Gentile lo Stato non è un semplice accordo politico per garantire gli interessi privati dei cittadini (come nel liberalismo). Lo Stato è l'incarnazione visibile dello Spirito universale.

Individuo e Stato coincidono:Il singolo cittadino non ha diritti opposti o separati rispetto allo Stato. La vera libertà dell'individuo consiste nell'annullare la propria volontà egoistica per identificarsi totalmente nella volontà superiore e morale dello Stato.

La Riforma della Scuola (La Riforma Gentile1923): Nelle ultime schede del testo viene evidenziata l'applicazione pratica dell'attualismo nel sistema scolastico italiano dove l'insegnamento non è trasmissione meccanica di nozioni ma un azione spirituale in cui l'atto del pensare del maestro si fonde con quello dell'alunno in un unico processo creativo. Coerentemente con la sua teoria, le materie umanistiche (filosofia e storia) hanno la precedenza assoluta su quelle scientifiche e tecniche, poiché le prime formano lo Spirito e l'autocoscienza, mentre le seconde si fermano al "pensiero pensato" e alla materia. Si elogia il Liceo Classico come scuola ideale. 

giovedì 5 marzo 2026

Bergson e l’essenza del tempo

 


Vita: Henri Bergson (1859–1941) è nato a Parigi da famiglia ebrea, Bergson dimostrò fin da giovane un talento eccezionale sia per la matematica che per le lettere. Dopo gli studi all'École Normale Supérieure, insegnò in vari licei prima di approdare alla prestigiosa cattedra del Collège de France. Il "Tempo" e "L'Evoluzione" sono le due opere che segnarono il passaggio di Bergson dal positivismo allo spiritualismo. Nel 1927 ricevette il Premio Nobel per la Letteratura. La sua filosofia influenzò profondamente il pensiero del tempo ma anche la letteratura, come ad esempio Marcel Proust. Verso la fine della sua vita, Bergson si avvicinò molto al cattolicesimo, vedendolo come il naturale compimento del suo pensiero spiritualista ma non si convertì mai ufficialmente per la profonda coerenza morale di restare unito al popolo ebraico perseguitato. Morì a Parigi nel 1941, per le complicazioni di una polmonite.

Bergson fa una distinzione fondamentale che cambierà la filosofia e la letteratura del Novecento: il tempo non è unico.

Il tempo della scienza (Spazializzato):È il tempo degli orologi. È fatto di istanti tutti uguali, distinti l'uno dall'altro, quantificabili e reversibili (si può tornare indietro nell'esperimento). Bergson lo paragona a una collana di perle o a una serie di punti geometrici: è utile per la fisica e l'economia, ma non per capire l'anima.

Il tempo della vita (Durata): È il tempo della coscienza. È un flusso continuo, interrotto e irreversibile (ogni momento è nuovo e si somma a quelli precedenti). Gli istanti si compenetrano. Viene paragonato a un gomitolo di lana che cresce continuamente o a una valanga: il passato ci segue e si accumula nel presente.

La mente si relaziona con il passato e con il mondo esterno, superando il dualismo tra materia e spirito (Si intrecciano Memoria, Ricordo e Percezione che non sono la stessa cosa)

          [ TUTTO IL PASSATO ] -> MEMORIA PURA (Inconscia)

          [ IMMAGINE SELEZIONATA ] -> RICORDO-IMMAGINE (Consapevole)

          [ CORPO / AZIONE NEL PRESENTE ] -> PERCEZIONE (Contatto con il mondo)

Memoria pura: È lo spirito. Coincide con la totalità del nostro passato. Registra tutto ciò che viviamo, in modo automatico, anche quello di cui non siamo coscienti. Rimane nel profondo dell'inconscio.

Ricordo-immagine: È la materializzazione di una piccola parte della memoria pura. Il nostro cervello seleziona dal passato solo ciò che serve all'azione presente e lo porta a galla sotto forma di immagine conscia.

Percezione: È il contatto immediato con la materia del mondo esterno. Il corpo agisce come un "filtro" o un "centralino": limita e seleziona le percezioni utili per permetterci di sopravvivere e agire nel presente.

Influenze letterarie (Proust e Joyce): Questo concetto della memoria che riaffiora attraverso piccoli stimoli (es. il sapore di un biscotto, la madeleine in Proust) inventa la tecnica letteraria del "flusso di coscienza".

Bergson estende la sua filosofia della coscienza a tutto l'universo, criticando sia il meccanicismo della scienza sia il finalismo della religione.

Lo Slancio Vitale (Élan vital): La vita e la natura non sono macchine. L'universo è mosso da una forza unica, invisibile, spirituale e dinamica chiamata slancio vitale.

Evoluzione Creatrice: L'evoluzione non segue un disegno già scritto (finalismo) e non è causata da ingranaggi ciechi (meccanicismo). È creazione libera e imprevedibile di forme sempre nuove. Lo slancio vitale si espande in tutte le direzioni come un'esplosione, creando diverse linee di evoluzione (artropodi, vertebrati, piante) attraverso continue biforcazioni.

Come facciamo a conoscere la realtà? Bergson isola le diverse facoltà conoscitive dell'uomo.

L'Intelligenza: È la facoltà nata per scopi pratici. L'uomo la usa per costruire strumenti (l'uomo come Homo faber). L'intelligenza analizza la realtà separandola, immobilizzandola e "spazializzandola". È perfetta per la materia inanimata, ma non capisce la vita e il movimento perché li congela.

L'Istinto: È la capacità innata di utilizzare strumenti organici (gli organi del corpo). È legato alla vita, ma è cieco e inconsapevole.

L'Intuizione: È l'istinto diventato cosciente di sé. È la conoscenza più alta: un'autentica simpatia che permette di entrare dentro le cose e cogliere la vita nel suo dinamismo, nella sua fluidità e nella sua durata reale. L'intuizione è lo strumento della metafisica e dell'arte.

Bergson applica le sue idee alla morale e alla religione.

Società Chiusa e Religione Statica: Le società chiuse si basano sulla conservazione, sull'obbedienza rigida alle regole del gruppo e sul conformismo. A loro corrisponde la religione statica, fatta di miti, superstizioni e dogmi che servono a proteggere l'uomo dalla paura della morte e a mantenere l'ordine sociale.

Società Aperta e Religione Dinamica: Le società aperte includono tutta l'umanità e si basano sulla libertà e sulla creatività. A loro corrisponde la religione dinamica, che trova la sua massima espressione nel misticismo. I mistici sono coloro che entrano in contatto diretto con lo slancio vitale divino (l'amore di Dio) e trasmettono questa forza creatrice al resto del mondo per farlo progredire.



Heidegger il problema dell’esserci e la questione ontologica

  Vita:  Edmund Husserl (1859-1938), filosofo e matematico moravo di origine ebraica, è il fondatore della fenomenologia. Influenzato da Fra...