Critica: Kierkegaard polemizza soprattutto con la filosofia di Georg Wilhelm Friedrich Hegel, che pretendeva di spiegare la realtà come sviluppo razionale dello Spirito. Secondo Kierkegaard il sistema hegeliano ha un problema radicale: spiega la totalità dell’essere ma non riesce a spiegare l’esistenza concreta del singolo individuo
Filosofia: Il sistema filosofico è impersonale, mentre l’esistenza è singolare e irripetibile. Per questo Kierkegaard contrappone: La filosofia sistematica (universalità, necessità logica, conoscenza oggettiva) e filosofia dell’esistenza (individualità, libertà ed esperienza soggettiva). “La verità è soggettività” Quindi le verità decisive della vita (fede, amore, scelta morale) non sono conoscenze teoriche, ma modi di vivere.
Esistenza: Per Kierkegaard l’uomo non possiede un’essenza già definita deve infatti diventare se stesso attraverso le scelte. L’esistenza è quindi caratterizzata da possibilità, libertà e rischio. Ogni scelta è decisiva perché chi scegliamo di essere dipende da essa. Per questo la vita umana non è un processo necessario ma una serie di decisioni qualitative.
Stadi: Kierkegaard descrive tre possibili modi di vivere, sviluppati soprattutto in Aut-Aut. Non sono semplici fasi cronologiche ma modi di interpretare la vita.
1. Stadio estetico: dominato dall’immediatezza, dalla ricerca del piacere, rifiuto dell’impegno, vita frammentaria e fuga dalla responsabilità. L’individuo estetico vive nel momento presente. La figura simbolica è il seduttore, nello specifico Don Giovanni. Ma il problema fondamentale è che il piacere non può durare. L’esteta cade quindi nella noia e nella disperazione.La noia è per Kierkegaard una delle malattie spirituali della modernità.
2. Stadio etico: Lo stadio etico nasce quando l’individuo sceglie se stesso. Qui compaiono i sentimenti della responsabilità, del dovere, della continuità della vita e della fedeltà agli impegni. L’individuo etico accetta la dimensione universale della morale come il matrimonio. Il matrimonio rappresenta infatti la stabilità, l’impegno, la costruzione della propria identità. Tuttavia anche lo stadio etico ha un limite perchè l’uomo scopre la propria insufficienza morale.
3. Stadio religioso: Il terzo stadio è quello della fede. Qui il rapporto decisivo non è con la società o la morale, ma con Dio.Il modello di questa condizione è Abramo, analizzato in Timore e tremore. Nel racconto biblico Abramo riceve da Dio l’ordine di sacrificare il figlio.Questo episodio mostra il paradosso della fede cioè che Abramo obbedisce a Dio anche quando il comando contraddice la morale universale. Kierkegaard definisce questo fenomeno “sospensione teleologica dell’etica.” Significa che la fede può portare l’individuo oltre la morale universale, perché il rapporto con Dio è assoluto.
Paradosso: Per Kierkegaard il cristianesimo contiene un paradosso radicale cioè quello che Dio diventa uomo. Questo paradosso è incarnato nella figura di Gesù Cristo.La ragione non può dimostrarlo né comprenderlo pienamente.Per questo la fede richiede il salto della fede. Il salto della fede è una decisione e un rischio non è irrazionale, ma oltre la ragione.
Angoscia e libertà: Nel libro “Il concetto dell'angoscia” Kierkegaard analizza l’angoscia come esperienza fondamentale dell’uomo. L’angoscia nasce dalla possibilità infinita della libertà. L’esempio è che quando ci affacciamo su un precipizio proviamo una vertigine doppia: la paura di cadere ma anche la possibilità di gettarsi volontariamente. Per Kierkegaard l’angoscia è la vertigine della libertà ed essa rivela la struttura profonda dell’esistenza umana.
Disperazione: Kierkegaard analizza la disperazione nel libro “La malattia mortale”. L’io è una relazione che si rapporta a se stessa. L’essere umano è infatti una sintesi di finito e infinito, della possibilità e necessità, del temporale ed eterno. Quando questa sintesi si rompe nasce la disperazione. Le forme di disperazione secondo Kierkegaard sono:
non essere consapevoli di avere un io
non voler essere se stessi
voler essere se stessi senza Dio
Solo il rapporto con Dio può ristabilire l’equilibrio dell’io.
Religione: Kierkegaard attacca duramente il cristianesimo ufficiale del suo tempo, rappresentato dalla Chiesa di Danimarca. Secondo lui la società ha trasformato il cristianesimo in tradizione sociale, abitudine culturale e religione comoda. Il cristianesimo autentico per Kierkegaard è paradossale, difficile e radicale.Essere cristiani significa per lui imitare Cristo, accettare il rischio e vivere nella fede.
Metodo: Kierkegaard usa pseudonimi per rappresentare diversi punti di vista esistenziali come l’esteta, il moralista e il credente. Questo metodo si chiama comunicazione indiretta.Serve a far sì che il lettore non riceva semplicemente una teoria, ma sia costretto a interrogarsi personalmente.
Influenza: Il pensiero di Kierkegaard influenzerà profondamente la filosofia del XX secolo e filosofi come Heidegger, Sartre, Jaspers e Marcel che ripresero lo scopo di risvegliare l’individuo alla responsabilità della propria esistenza.



